Villorba - PUA “ex Cantina sociale”: altro che rilancio, sarà un suicidio per Villorba.

Premessa generale

I centri commerciali sono stati per quasi vent’anni il simbolo della concorrenza commerciale, un motore di sviluppo di molte economie urbane disseminate in modo sparso su tutto il territorio provinciale di Treviso. L’eccessiva proliferazione di questi punti vendita ha sorbito l’effetto contrario, non solo dal punto di vista del commercio, che si è visto ribaltare il processo, prima condotto dai produttori ed ora passato quasi interamente ai distributori, eliminando in pratica i primi. Adesso sono le grandi catene a determinare il prezzo delle merci scelte, includendo o escludendo dal mercato i prodotti “ribelli”. In seconda battuta, la chiusura e la costruzione senza apertura di molti centri.

Dai dati della Confcommercio Treviso [fonte OggiTreviso] si contano ben 24 aree commerciali tra Treviso, la Pedemontana, la Castellana e l'Opitergino che nel complesso occupano 652.943 metri quadri di terreno. Una superficie più che doppia rispetto alla media delle altre province italiane. Una questione questa che non è di poco conto e che sarà esaminata in seguito.

 

Dati inerenti il progetto

Il committente di detto lavoro è la ditta Lualgi srl (con sede a Mogliano Veneto), il progettista l’arch. Dario Frosi, e prevederà la costruzione di un megastore di 8000 mq e 4000 mq tra uffici e magazzini (12000 mq). (Tribuna di Treviso del 4 settembre 2016).

Il tema in esame è la nuova costruzione di un nuovo centro commerciale posto lungo la SS13 Pontebbana, tra Casa Marani e via Marsoni. In questo momento l’area dove s’insidierà l’immobile è completamente lasciata a se stessa dopo un intervento di demolizione di un edificio ed è inserita in una contesto produttivo.

Questo progetto è anticipato da un programma di riqualificazione urbana rientrante nella schiera delle concertazioni e dell’urbanistica negoziata. Lo strumento in questione consiste in un programma integrato pubblico-privato finalizzato al rinnovo e alla rifunzionalizzazione di parti significative della città mediante la riqualificazione urbanistico edilizia di aree dismesse e/o gravemente degradate. Parte dell’ambito d’intervento, di superficie pari a circa 38.000 mq, è stata interessata dall’approvazione di un PIRUEA.

Quest’Amministrazione comunale con DGC n.105 del 27 luglio 2016 ha dato avvio alla variazione del piano attraverso un PUA.

 

 

Il megastore

A mio avviso sarà negativo per il territorio, un’altra colata di cemento che non avrà ne storia ne futuro e per le economie del Bilancio comunale, vediamo il perché.

Quando si pensa ad un’opera come un megastore entrano in esame vari tipi di argomentazioni, dalla tutela dell’imprenditore alla qualità della vita del territorio, e limitrofi, dove andrà ad insediare questo nuovo complesso architettonico. Per analizzare quest’impatto è necessario dotarsi di conoscenze di natura urbanistica, di governance, di demografia, di ambiente e di economia. Il ragionamento nasce da un’attenta analisi del quadro economico e sociale dell’intervento. Fattore questo mai evidenziato dalla documentazione prodotta.

Per mia fortuna ho potuto seguire i lavori del primo mandato dell’attuale Sindaco (2011-2016). Sotto il profilo tecnico delle politiche urbane, a mio avviso, il Primo Cittadino non ha saputo soddisfare concretamente le attese dei cittadini, soprattutto in merito agli immobili destinati alle attività produttive e alle esigenze delle piccole-micro imprese, e all’importanza strategica dell’ambiente urbano.

Sembra quasi inutile ricordare che c’è una grande quantità di “cimiteri dell’edilizia produttiva” e di punti commerciali sotto utilizzati disposti proprio lungo la Strada Pontebbana, l’arteria stradale tanto compiaciuta dal Sindaco Marco Serena.

Nel dettaglio si deve affermare che solitamente il bacino d’acquisto di uno “shopping mall” solitamente è al massimo l’area provinciale dello stesso, quindi il ragionamento e le cifre date saranno tracciate secondo i confini territoriali della provincia di Treviso.

La strategia politica sull’uso del territorio di questa, e della scorsa, Amministrazione Comunale è di difficile interpretazione e con obiettivi opachi (sempre se ce ne sono stati o ce ne sono). Governare i processi di trasformazione in una situazione di crisi economica è molto difficile, questo è un dato di fatto, ma la competenza per superare questa difficoltà poteva essere “diffusa”, invece si è scelto di agire imponendo le proprie idee e le proprie regole sul territorio, un modus operandi superato. Si continua a dare libera scelta d’azione a poche persone, che come in questo caso, non danno la possibilità di partecipazione nell’innovazione nelle pratiche urbanistiche. Il tutto è esposto a disegno già pensato. Il riconoscimento avviene solamente attraverso la “carta stampata”. Comunicazione e partecipazione totalmente assenti.

Come dicevo, in questi anni è stato adottato un comportamento (politico) alquanto discontinuo e contraddittorio: prima si doveva demolire completamente l’ex Panorama, ivi compresi i negozi già attivi (lasciando a casa i 30 lavoratori). Ad intervallare la cavalcata demolitrice di beni altrui[1] c’è la fase “verde” post sbancamento cementizio, con relativi due flop. Nell’ultimo periodo elettorale con vision che miravano alla riqualificazione, presentando progetti mai divulgati in merito alla riconversione di altrui proprietà (sempre ex Panorama) in un centro sportivo multidisciplinare più grande d’Europa. Ma finora, nulla di fatto, neanche nelle altre aree sopra elencate.

Quest’allontanamento politico dalle zone produttive ha portato le stesse a diventare un ricovero, e “ultima dimora” di sbandati senza casa. Quindi, anche dalle cronache giornalistiche, si evince un territorio lasciato a se, senza un progetto ben definito. D’altronde una nuova zona industriale è sempre stata nelle intenzioni del Sindaco Serena, cioè ripartire consumando suolo e risorse pubbliche. Non dimentichiamo che la precedente programmazione edificatoria di questo megastore era posta tra l’attuale Centro Panorama e la Cartiera, ma poi qualcosa è saltato, ed ora si ragiona in altro luogo.

In questo periodo sono subentrate nuove condizioni che vanno a riorganizzare il contesto economico, sociale e territoriale che portano ad adottare nuovi schemi di ragionamento visto il mutamento dei sistemi industriali. La nuova costruzione di apparati del genere, come quello in esame, sono completamente fuori luogo, vista la presenza di un altro complesso dedito al commercio, come l’ex Panorama, posto ad alcune centinai di metri (700).

Sulla logica di un cambio di direzione è anche la Confcommercio Treviso, la quale invita le amministrazioni locali e la politica regionale ad una nuova organizzazione del territorio, che va nella direzione della riqualificazione degli spazi già esistenti e una programmazione coordinata per la riconversione di alcune aree abbandonate. Da un virgolettato di OggiTreviso del 7 luglio 2016, il Presidente di Confcommercio Treviso Renato Salvadori afferma: “Occorre invertire la rotta e pensare a un modello di crescita sostenibile che tenga conto del futuro del commercio e del terziario. Bisogna qualificare l’esistente, segmentare le aree di interesse e promuovere i centri storici”. Qualche giorno dopo, il 10 luglio, La Tribuna di Treviso scriveva un articolo intitolato “Troppi centri commerciali? E’ colpa dell’Ascom”, dove rilevava anche la cause della proliferazione. Della stessa idea i colleghi dell’Ascom di Selvazzano (PD), dove il Mattino di Padova, il 30 marzo 2016, scrive “Negozi in crisi, caro affitti e troppi centri commerciali”.

Una linea di pensiero che arriva in ritardo, in quanto già nel 2004 la Legge Urbanistica regionale del Veneto n.11, all’art. 2 comma d) recita chiaramente: “La presente legge stabilisce criteri, indirizzi, metodi e contenuti degli strumenti di pianificazione, per il raggiungimento delle seguenti finalità: d) utilizzo di nuove risorse territoriali solo quando non esistano alternative alla riorganizzazione e riqualificazione del tessuto insediativo esistente”. Ma siamo in Italia, e le leggi vengono scritte e mai osservate, in primis proprio dagli amministratori che dovrebbero garantire il bene comune.

Dal vicino Friuli Venezia Giulia le notizie non sono molto diverse, un surplus di centri commerciali sta paralizzando il commercio, un effetti del calo dei consumi che sta divorando proprio se stesso. Notizia ci giunge dal Gazzettino di Pordenone del 23 giugno 2016, che titola “Troppi centri commerciali, il territorio non li regge più” dove contrariamente da quello che sta succedendo in Veneto, la Regione ha deciso di bloccare le nuove costruzioni commerciali centralizzate delle grandi multinazionali.

Dopo il confine ovest veneto, in Lombardia, stesse voci descritte nelle testate giornalistiche. Da Bergamo News, già da tre anni si chiede la sospensione delle strutture commerciali: “Troppi centri commerciali” Moratoria Lega-5Stelle Regione”. Tuona contro anche la Legacoop FVG Maring, che da Il Giornale del Friuli nel lontano 4 luglio 2009, scriveva: “Troppi centri commerciali”

Navigando per il web si possono trovare centinai di articoli giornalistici, inchieste e ricerche, che nella totalità dei casi propone lo stesso cambio di direzione, visti i numeri alquanto negativi. Di seguito alcuni esempi:

Dagospia.com: “Grande non è più bello… “ – rubrica dedicata al business;
La Repubblica.it: “Il tramonto degli ipermercati “Casse e parcheggi vuoti, questa formula non va più” di Fabio Tonacci del 2015, dove illustra la drammatica situazione dell’Auchan di Mestre;
… e dal mondo le sensazioni sono le stesse. In Turchia: Nuovo Levantino del 14 dicembre 2015 “Allarme commercianti, “Ad Izmir” troppi centri commerciali”.

D’altronde i numeri sono chiari, il quadro socio economico stà cambiando, con i numeri che rimangono sempre in negativo. Dagli indicatori Istat si evince che la provincia di Treviso si sta lentamente svuotando, il numero dei cittadini è in diminuzione. Dalla tabella si può leggere il dato, l’abbassamento degli abitanti residenti e la popolazione straniera, in calo rispettivamente del 0,2% (n.1846) e del 4,6% (n.4580). Ci troviamo davanti all’inesorabile svuotamento del territorio trevigiano.

Non va bene neanche nel versante economico commerciale. E’ risaputo che il sistema imprenditoriale trevigiano ha manifestato una leggera curva di ottimismo rispetto al passato, ma le cifre sono ancora a segno negativo un po’ in tutti i settori. Sono proprio le attività del commercio al dettaglio e all’ingrosso. Secondo la CONFCOMMERCIO di Treviso[2] ad avere la maggiore contrazione è lo 0,9% delle attività (-101) riferite all’anno 2014. I settori più colpiti sono proprio quelli che solitamente sono presenti in un centro commerciale:

a) Moda fashion: -2,4%;

b) Casa e arredo: -2,2%;

c) Alimentare: -1,1%;

unica eccezione è il mercato dell’alte tecnologia +6,6%.

Tutti i segnali sulla chiusura di così tante attività commerciali, non dovrebbe essere un segnale di allegria, in quanto le imprese sono nella maggior parte dei casi proprio quelle inserito nei contesti come i megastore, come sopra premesso.

Quali sono le fonti da cui ha appreso i segnali positivi il Sindaco? A quale tipologia commerciale sarà dedicato il megastore?

Forse, il dato cui si riferisce il Sindaco riguarda la specializzazione del territorio nel commercio, che si può trovare a pag.56 del documento pubblicato dall’Organizzazione dei Commercianti, ma la concentrazione dei prodotti per singoli esercente, non fa volume di vendita. E’ un dato di fatto.

Se i numeri sono chiari, lo è anche lo studio progettuale e l’impatto sui centri delle frazioni. Quest’opera non è propriamente a tenuta sociale, specificatamente in due direzioni, quella socio-assistenziale e quella delle attività commerciali nelle frazioni.

Inizio proprio dalla prima: solitamente le opere di queste dimensioni, tramite delle operazioni di perequazione, apportano a proprie spese delle opere pubbliche, che possono essere di vario genere. In questo specifico caso, come avevo premesso, l’ipermercato cambia totalmente la visione, invece di creare opere andrà a mangiare spazi destinati al sociale, esattamente andrà a stralciare dei servizi di beneficio pubblico,  ossia i parcheggi ad uso esclusivo di Casa Marani[3], pari a 681 mq.

Si agevola il privato a discapito del settore sociale in modo urgente ed immediatamente eseguibile[4].

In secondo luogo: la “socialità” non si distrugge solo eliminando degli spazi utili per una residenza per anziani, si cannibalizza anche andando ad eliminare il lavoro dai centri storici delle frazioni. Forse il Sindaco e la Giunta non conoscono, o peggio ignorano, gli effetti che un centro commerciale apporta al micro sistema imprenditoriale presente nei piccoli centri urbani. Il megastore come quello in esame, oltre a cannibalizzare le altre strutture, cioè andrà a divorare i piccoli negozi posti nei centri cittadini, dato che la concorrenza diventerebbe così sleale che gli acquisti si sposteranno verso l’ipermercato. Disoccupazione è sinonimo di dissesto sociale. Questo monito, come in precedenza scritto, è stato fatto proprio dall’organizzazione dei commercianti trevigiani, Confcommercio di Treviso.

Il Sindaco in questo modo sta penalizzando, da una parte la struttura socio-assistenziale per anziani, dall’altra le attività presenti nelle frazioni del comune di Villorba. Perché questa scelta?

Le politiche di sviluppo urbano e il Bilancio comunale.

Le scelte appena adottate, rimangono un segno del passato, non per una questione prettamente conservativa e di riqualificazione di produttivo ambiente già presenti nel territorio, ma riguardano l’incapacità di produrre nuovi orizzonti in merito all’attuale sviluppo imprenditoriale, e per quanto riguarda il territorio villorbese, anche del “micro”. Alla prova dei fatti, come andrò in seguito ad elencare, lo sviluppo delle imprese non è mosso dai centri commerciali, ma è diretto totalmente in altre direzioni. Una buona strategia di marketing urbano è indispensabile per capire dove e come agire nel tessuto delle imprese, ma siamo a Villorba…

Già a tempi non sospetti, scrissi durante il periodo elettorale una breve riflessione sul rilancio di un territorio produttivo, in una chiave moderna: “Uscire dalla crisi partendo dal territorio”, nel quale ponevo l’attenzione sul rilancio delle micro imprese locali, ripartendo proprio dal paese, dalla comunità, riscoprendo il protagonismo dei cittadini e dei gruppi sociali ed imprenditoriali. Vi consiglio la lettura.

I numeri sono chiaramente descritti nella relazione annuale della IAT Ufficio Informazioni turistiche che rileva un +6% (rispetto al 2015) di presenze di turistiche sul suolo della Marca, un mercato questo che potrebbe essere sviluppato o potenziato anche nel territorio locale villorbese. 

Se nel versante dello sviluppo del territorio le Istituzioni (Provincia e Comune) sono paralizzate, quindi con la relativa perdita costante di denari provenienti dalle tasche dei turisti, ci sarà anche un’altra perdita finora non contabilizzata, ossia quella relativa all’impatto  del Centro Commerciale. Si vuol mettere in osservazione il costo delle utenze pubbliche, in primis quella dell’energia elettrica consumata per l’accensione dell’impianto luminoso (lampioni) nelle parti che diventeranno pubbliche. Tra i vari documenti non c’è un piano dei consumi delle utenze elettriche, ovvero una previsione di quanto costerà al Comune di Villorba il servizio di illuminazione pubblica nell’area interessata al recupero.

Quanto costerà al Comune di Villorba la creazione del nuovo centro commerciale, in termini di utenze elettriche ecc..?

Come sopra analizzato, le motivazioni tecniche ed economiche per la non costruzione di questa ennesima opera sono tutte descritte, ora sarebbe utile capire se all'Amministrazione in carica è più favorevole a sviluppare un singolo imprenditore, o se tutelare le altre attività poste nei centri urbani delle singole frazioni e il bilancio comunale. Sarebbe utile sentire il pensiero politico.