Villorba – La città del cemento, tra distruzione del verde e poche idee per il buon governo.

Non è passato molto tempo dall’ecologismo del Sindaco Marco Serena volto al recupero delle parti produttive dismesse, sicuramente erano altri periodi, quelli erano rivolti alle campagne elettorali, regionale e locale. In quel momento si prometteva campi di bambù per il ripristino dell’ossigenazione, si illustravano progetti (mai resi noti) sul riordino dell’ex Panorama, fatto di strepitosi intrattenimenti sportivi o persino lo smantellamento dello stesso… erano i tempi di raccontare favole, divulgare idee senza un ben che minima conoscenza dei dati, dell’argomento trattato e del futuro.

Babbo Natale è passato ma non ha lasciato nessun regalo, se non qualche asfaltatura e un morto in un’altra “ex”, la Maber. Voglio specificare un fatto importante: non voglio speculare sulla morte, voglio solo ricordare come stia decadendo nell’insicurezza il territorio.

Il tempo passa e la gente tende a dimenticare.

Tra gli ambienti accademici dove si studia il governo del territorio si cerca di mettere in pratica ciò che analizza, un territorio disseminato di scheletri di cemento ed asfalto, dove le parole chiave come rigenerazione, recupero, ripopolamento e riqualificazione dei centri storici delle cittadine sono nella quotidianità. Qui a Villorba (o in altri comuni della Marca) si ragiona come se il tempo si fosse fermato, vecchi metodi per politiche obsolete, superate, fatte da modelli di sviluppo che sono bloccati ad un decennio fa.

Lo certificano i molti punti neri urbani, i quali non premiano le scelte fatte nel passato e ben che meno tutte le promesse, che non lasciano spazio a chance di cambiamento di un territorio con grandi potenzialità produttive, che dia uno sviluppo locale veramente legato all’efficienza contemporanea. In sostanza, Villorba ha la necessità di essere amministrata in modo diverso, a partire da spinte che vengono dalla stessa popolazione, una gestione che sia più condivisa, proprio dalla politica si dare il buon esempio.

Ricordo che il nostro territorio ha avuto l’ambizione di esprimere una leadership culturale ed imprenditoriale in passato, a metà degli anni 90, grazie ad un modello di sviluppo inedito e sorprendente. Villorba era, ed è, un modello di città-impresa, un distretto che ha fatto scuola in passato, ma dove nell’ultimo decennio, non solo per colpa della crisi economica, è diventato un paesaggio di capannoni dismessi, non solo lungo le strade principali ma anche all’interno delle frazioni. Di quel modello oramai resta ben poco.

Si pensa a costruire mega centri che hanno una vita breve, per colpa anche dei flussi migratori in uscita, sempre più aggressivi ogni anno. Un cambio di visione del commercio che sta mettendo in ginocchio anche la classica urbanità locale, in primis, proprio i negozi di vicinato che rendono vivi i quartieri. In maniera inesorabile Villorba diventerà un comune “morto”, dove la vita si sposterà dalle piazze ai “shopping mall”.

Coloro che si professano “difensori” della cultura padana stanno svendondo la quotidianità a quel sistema di vita che di certo non rappresenta quello veneto, fatto di tradizioni ricercate e trasmesse in tutto il Mondo. Questo è certificato dal nostro turismo, sempre più dedicato alla ricerca di quel modello oramai chiuso nei libri di storia, letti da pochi amministratori.

L’innovazione è una parola che si confonde con eliminazione dell’equilibrio tra uomo ed ambiente. Non si è ancora capito che la natura farà sempre il suo corso e sarà la vincitrice sulle scelte umane.

Dopo la città deserta fatta di cemento delle “fontane bianche”, in questi giorni imperversa anche l’idea del tunnel lungo la SS13 Pontebbana.

Proprio in merito a questo mi piacerebbe far rivedere un’intervista rilasciata ad Antenna 3 News, con tema principale gli scavi in falda. Correva l’anno 2014, esattamente il 10 febbraio, quando il Sindaco Marco Serena narrava le storie dei nostri avi sul reperimento dell’acqua, ma nella stessa dichiarazione sindacale si sente (e riporto testualmente): “certo che ci serve come monito -riferito agli allagamenti- per il futuro, la stagione dei seminterrati è finita”. Quell’avvertimento è passato alla storia, sono bastati 3 anni e 2 mesi per dimenticare quanto accadde allora, in altre parole, le idrovore che pompavano l’acqua fuori dai garage delle case danneggiate dalla pressione della falda, con evidenti mobili rovinati ed auto sommerse, storie di cittadini ignari delle colpe di una cattiva amministrazione del passato, che evidentemente non insegna al presente. [fonte: https://www.youtube.com/watch?v=0MGYPFNYwLQ ].

Non bisogna essere dei geni per conoscere la legge della conservazione della massa di Lavoisier, «Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma», ciò per dire che si blocca una falda, può produrre effetti disastrosi, a monte e a valle dell’interruzione. La prima, con allagamenti dovuti alla pressione crescente, quindi molte più case sott’acqua, poi a valle, con un effetto desertificazione per la mancata idratazione della terra. Inoltre si manifesta, anche sulle strutture, l’effetto di subsidenza (avvallamento dei terreni) per la mancata pressione della falda.

Ma di certo si scriverà che un tunnel che taglia una falda, non è un seminterrato, come insegna da norma la Superstrada a pedaggio Pedemontana Veneta, che non è consumo di suolo. Tutti documenti che poi, come spesso accade, dimostrano una diversa verità, che andrà a ricadere sulle spalle di chi non adotta determinate scelte (che di solito non paga le conseguenze).

Non occorre essere ingegneri o geologi per vedere l’evidenza, di certo riconosciuta anche dal Sindaco Serena nell’inizio dell’intervista. Un piccolo appunto: a Carità proprio nell’ex Modial, l’acqua zampilla allegramente dalle fondamenta poste solamente ad alcune decine di metri dal futuro nuovo passaggio interrato, quando c’è un po’ di pioggia.

Nel frattempo i cittadini continueranno a subire i danni politici, di quelle opere “oscure”. Ho usato questo termine perchè non si capisce ancora quale sia lo scambio tra il lavoro fatto dal privato in questa opera di utilità pubblica (non è lo stesso di un’opera pubblica) e la Pubblica Amministrazione. Questo stile di project financing ha già fatto danni economici, un sistema di sviluppo veneto / lombardo che a detta dei grandi studiosi di economia, si è già dimostrato di essere fallimentare, soprattutto verso le casse erariali (vedi Superstrada Pedemontana Veneta).

Delle curiosità:

  • quale sarà la controparte data dell’Amministrazione pubblica al privato costruttore, per una somme pari a € 5 milioni?
  • come farà il Comune di Villorba a reperire una somma pubblica di € 3milioni, se non riesce a garantire nemmeno il trasporto pubblico scolastico?
  • quale sarà il nuovo modello di sviluppo economico locale che porterà il tunnel?

Non occorre costruire solo un’opera, bisogna pensare a 360° gradi. Non vedo nessuna politica industriale 4.0 che identifichi l’innovazione, che dia una novità in grado di sviluppare la città villorbese.

E’ finito, se mai c’è stato, quell’impulso innovatore presente nel Sindaco Marco Serena, emozioni che compaiono solo poco prima dei turni elettorali. Non sia mai che, nei periodi intermedi alle cadenze, si parli di possibilità d’innovazione che possono venire dall’Europa, attraverso quei fondi Europa 2020 dedicati alle città, tramite la Regione Veneto e il Comitato Regionale nella Comunità Europea.

Per questa Amministrazione locale è meglio appoggiarsi ad imprenditori così da far governare loro il “bene pubblico”, sminuendo così il ruolo chiave di chi è stato votato per rappresentare la volontà pubblica.